Quando serve aprire la partita IVA
La partita IVA è obbligatoria per chi esercita in modo abituale e continuativo un'attività di lavoro autonomo, professionale, commerciale o artigianale. La parola chiave è abitualità: non conta tanto l'importo guadagnato, quanto la regolarità e la sistematicità dell'attività.
Per le prestazioni davvero occasionali e sporadiche si può invece ricorrere alla prestazione di lavoro autonomo occasionale, con ritenuta d'acconto e senza partita IVA. Attenzione però: la soglia di 5.000 euro annui spesso citata riguarda l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS sui compensi eccedenti, non un limite che da solo rende lecita l'assenza di partita IVA quando l'attività è di fatto abituale.
Come si apre la partita IVA
L'apertura della partita IVA è gratuita e si effettua presso l'Agenzia delle Entrate presentando il modello AA9/12 (per imprese individuali e lavoratori autonomi). Serve il codice fiscale, un documento d'identità e soprattutto l'individuazione del codice ATECO, che identifica il tipo di attività e determina il coefficiente di redditività nel forfettario.
Si può procedere online tramite i servizi telematici dell'Agenzia, allo sportello o, più comunemente, affidandosi a un commercialista. Chi avvia un'attività d'impresa (commerciale o artigiana) deve anche iscriversi al Registro delle Imprese della Camera di Commercio e alla relativa gestione INPS, di norma con la Comunicazione Unica.
Forfettario o regime ordinario?
La scelta del regime fiscale è la decisione più importante all'avvio. Il regime forfettario conviene tipicamente a chi prevede un fatturato sotto gli 85.000 euro, ha pochi costi e un coefficiente di redditività non troppo alto: offre un'imposta sostitutiva al 15 per cento (5 per cento per i primi cinque anni delle nuove attività), niente IVA in fattura e adempimenti ridotti.
Il regime ordinario conviene invece se si prevedono molti costi deducibili (che nel forfettario non si possono scaricare), se si supera la soglia di fatturato, o se è importante poter detrarre l'IVA sugli acquisti. Prima di scegliere, conviene simulare il carico fiscale con entrambi i regimi sui propri numeri attesi.
I costi e i contributi da mettere in conto
L'apertura in sé non costa nulla. Le spese reali sono altre: la parcella del commercialista (indicativamente 500-1.500 euro l'anno per il forfettario, di più per l'ordinario), gli eventuali diritti camerali per le attività d'impresa e, soprattutto, i contributi previdenziali.
I contributi sono spesso la voce più pesante: gli artigiani e i commercianti versano contributi anche su un reddito minimo (il cosiddetto minimale), dovuti a prescindere dall'effettivo guadagno; i professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata in percentuale sul reddito; chi ha una cassa di categoria segue le sue regole. È fondamentale accantonare per tempo le somme per imposte e contributi.
Adempimenti dopo l apertura
Una volta aperta la partita IVA, gli adempimenti principali sono: l'emissione delle fatture (oggi quasi sempre in formato elettronico, obbligo ormai esteso anche ai forfettari), la tenuta dei registri richiesti dal regime, i versamenti periodici di imposte e contributi con saldo e acconti, e la presentazione della dichiarazione dei redditi.
Nel regime ordinario si aggiungono la liquidazione periodica dell'IVA e le relative comunicazioni. Le scadenze fiscali (giugno e novembre per saldo e acconti, scadenze IVA) vanno rispettate per evitare sanzioni, eventualmente sanabili con il ravvedimento operoso.
Domande frequenti sulla partita IVA
Posso avere partita IVA ed essere anche dipendente? Sì, è possibile cumulare lavoro dipendente e partita IVA, ma vanno verificati i requisiti del forfettario (per esempio il limite ai redditi da lavoro dipendente e clausole anti-elusive verso l'ex datore).
Quanto tempo serve per aprirla? L'attribuzione del numero è in genere immediata o di pochi giorni.
Devo aprirla subito o posso iniziare con l'occasionale? Solo se l'attività è realmente sporadica; se diventa abituale, la partita IVA è obbligatoria.
Posso chiuderla facilmente? Sì, la cessazione si comunica all'Agenzia delle Entrate, ma vanno chiusi anche gli adempimenti contributivi e camerali.