Che cos'è il TFR
Il TFR, Trattamento di Fine Rapporto (un tempo chiamato liquidazione), è una somma che spetta al lavoratore dipendente alla cessazione del rapporto di lavoro, qualunque ne sia la causa: dimissioni, licenziamento, pensionamento, scadenza del contratto. Si tratta di una quota di retribuzione che il datore di lavoro accantona ogni anno e versa al termine del rapporto.
Il TFR matura per tutta la durata del lavoro e si rivaluta nel tempo. È un istituto disciplinato dall'articolo 2120 del codice civile e riguarda i lavoratori del settore privato; nel pubblico impiego esistono istituti analoghi con regole proprie (TFS o TFR a seconda della data di assunzione).
La formula di calcolo
La quota di TFR accantonata ogni anno si ottiene dividendo la retribuzione lorda annua utile per un coefficiente fisso pari a 13,5:
quota annua = retribuzione lorda annua / 13,5.
In pratica corrisponde a circa il 7,41 per cento della retribuzione annua. Da questa quota va sottratto un piccolo contributo dello 0,50 per cento destinato all'INPS. Per esempio, con una retribuzione lorda di 27.000 euro, la quota annua è 27.000 / 13,5 = 2.000 euro, da cui si sottrae lo 0,50 per cento della retribuzione.
Le quote accantonate negli anni precedenti si sommano e vengono rivalutate.
La rivalutazione annuale
Il TFR accantonato non resta fermo: ogni anno il montante maturato fino al 31 dicembre dell'anno precedente viene rivalutato con un coefficiente misto, composto da una parte fissa dell'1,5 per cento più il 75 per cento dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo (FOI).
Questo meccanismo serve a proteggere almeno in parte il TFR dall'inflazione. La rivalutazione è soggetta a un'imposta sostitutiva, attualmente del 17 per cento, applicata in via separata. Il tasso di rivalutazione netto, dopo l'imposta, si aggira spesso intorno al 2,5-3 per cento annuo, ma dipende dall'inflazione effettiva dell'anno.
La tassazione del TFR
Il TFR non viene tassato con l'IRPEF ordinaria progressiva, ma con il regime della tassazione separata, per evitare che l'accumulo di molti anni faccia salire l'aliquota. L'imposta si calcola applicando un'aliquota media IRPEF determinata sulla base dei redditi degli ultimi cinque anni che hanno preceduto la cessazione.
L'aliquota effettiva si colloca quindi, in genere, in una fascia tra il 23 e il 43 per cento, in funzione del livello retributivo. Le quote di rivalutazione, come visto, seguono invece la propria imposta sostitutiva e non rientrano in questo conteggio.
Esempio di stima del TFR maturato
Ipotizziamo un lavoratore con retribuzione lorda costante di 27.000 euro per 10 anni.
Quota annua lorda: 27.000 / 13,5 = 2.000 euro.
In dieci anni, senza considerare le rivalutazioni, l'accantonamento lordo è circa 20.000 euro; con le rivalutazioni annue il montante sale, indicativamente, oltre i 21.000-22.000 euro.
Al momento dell'erogazione si applica la tassazione separata sull'aliquota media: con un'aliquota del 25 per cento circa, su 20.000 euro l'imposta sarebbe intorno ai 5.000 euro, per un TFR netto di circa 15.000 euro più la quota di rivalutazione già tassata a parte. Gli importi reali dipendono da scatti, straordinari e variazioni retributive.
TFR in azienda o nel fondo pensione
Il lavoratore può scegliere se lasciare il TFR in azienda o destinarlo alla previdenza complementare (fondo pensione). Nelle aziende con almeno 50 dipendenti il TFR lasciato in azienda è girato al Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS.
Destinare il TFR a un fondo pensione offre due vantaggi potenziali: rendimenti che nel lungo periodo possono superare quelli della rivalutazione di legge e una tassazione finale agevolata, con aliquota che parte dal 15 per cento e si riduce fino al 9 per cento dopo molti anni di adesione. Lo svantaggio è la minore disponibilità immediata delle somme. La scelta è personale e dipende da orizzonte temporale e propensione al rischio.